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Ti trovi in: Le nostre storie : La storia di D.
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Siamo una coppia senza figli. Abbiamo entrambi 48 anni. Alla decisione dell’affido siamo arrivati dopo anni di impegno nel settore del volontariato ed in particolare dei minori in difficoltà.

Abbiamo avuto una prima esperienza disastrosa con un bambino che ha rivelato dei seri disturbi psichiatrici – non diagnosticati o comunque non comunicati agli affidatari – che ci hanno costretto alla rinuncia dopo appena un mese, nella completa assenza dei servizi e del supporto psicologico.

Dopo alcuni mesi ci è stata presentata la proposta di un affido consensuale di una bambina di 10 anni con serie difficoltà in famiglia. La mamma è in cura per dei problemi psichiatrici gravi ed il padre non è in grado di badarle, avendo un lavoro che lo impegna tutto il giorno.

La malattia della madre si è manifestata quando D. aveva 2-3 anni. La malattia ha avuto come conseguenza un progressivo sgretolamento del nucleo familiare: il padre, non accettando la gravità della situazione della compagna, la considerava responsabile di tutti i loro problemi, idea che ha profondamente inculcato anche nella bambina.

La situazione è precipitata quando la famiglia è rimasta anche senza casa. D. è stata allora messa in comunità, per un periodo che non sappiamo quanto sia durato, in quanto queste informazioni ci sono venute solo da lei.

Successivamente è stata mandata dal padre in un’altre regione, dove risiede la sua famiglia d’origine e dove D. ha frequentato la quarte elementare. Probabilmente il padre pensava di lasciarla presso questi parenti per sempre, ma D. ha avuto dei comportamenti di totale rifiuto, per cui, al termine dell’anno scolastico, è ritornata a casa.

Quando, dopo pochi mesi le condizioni di salute della madre si sono nuovamente aggravate, il padre ha deciso per l’affido.

L’inserimento di D. non ha avuto difficoltà in quanto era lei stessa a richiedere di trovarle una famiglia in cui vivere. All’inizio abbiamo avuto dei problemi per le sue condizioni di salute, in parte dovute a trascuratezza, in parte al suo vissuto. Aveva problemi ematici, frequenti epistassi, segni autolesionistici sulle braccia e sul viso. La notte soffriva di incubi, angosce e forme di sonnambulismo, per cui i primi mesi è stato come avere un neonato: ci davamo il cambio nella sua stanza perché solo la nostra presenza riusciva a tranquillizzarla.

Aveva, ed in parte ha tuttora, un enorme bisogno di affetto che rivolge verso chiunque si mostri in qualche modo attento a lei, anche se ora comincia ad attuare qualche comportamento critico e difensivo. Ora la bambina è con noi da un anno ed ha sicuramente fatto dei progressi.

E’ molto spaventata del suo futuro. Continua ancora a ripetere che lei non vuole crescere, e spesso attua ancora comportamenti infantili. Si rivolge a noi per avere delle certezze, che purtroppo non siamo in grado di darle, in quanto i servizi sociali e il servizio di neuropsichiatria infantile, da cui è ormai saltuariamente seguita, nonostante i ripetuti solleciti, non hanno ancora prodotto un progetto che stabilisca, da un lato, i tempi della permanenza con noi e, dall’altro, i tempi e i modi del definitivo rientro in famiglia, che nel frattempo si è completamente disgregata.

I messaggi che ci arrivano e che le arrivano sono spesso contraddittori e ciò non giova alla formazione di un suo equilibrio. Il rendimento scolastico è comprensibilmente scarso, cosa che ha suscitato in noi non poca preoccupazione, visto che ormai D. frequenta la prima media. Non ha alcuna capacità di concentrazione, né a scuola, né a casa, ha delle lacune enormi, nessun metodo di studio. Tutto questo ci ha portato a temere che D. possa avere un deficit intellettivo, preoccupazione che abbiamo comunicato alla psicologa, la quale, dopo varie incertezze l’ha sottoposta a dei test, di cui non sappiamo ancora l’esito.

Per contro ci è stato più volte detto che nell’ottica complessiva dell’affidamento, “il problema del rendimento scolastico” è di secondaria importanza. Certamente questo è vero, ma non cancella la nostra preoccupazione, che riguarda il futuro di D. e la sua possibilità di realizzare qualcosa nella sua vita adulta, che la affranchi da quella situazione di povertà morale in cui è vissuta con la sua famiglia. Non solo, ma da alcuni mesi a questa parte, è D. stessa a desiderare di avere dei successi scolastici, per non sentirsi più in una posizione di inferiorità rispetto ai compagni.

Fortunatamente abbiamo un forte supporto dalla scuola (un istituto religioso), i cui docenti sono gli unici ad aiutarci concretamente a favorire la crescita personale e soprattutto di autostima – assolutamente inesistente – della bambina. Gli insegnanti hanno più volte richiesto di poter avere un colloquio con i servizi, per meglio intervenire sulla bambina, ma sinora con esito negativo.

La bambina rientra dal padre una volta ogni due settimane, dal mattino alla sera. Mentre nei primi mesi, questi incontri erano per D. fonte di grande tristezza al momento del distacco dal padre, ora sembra viverli come un dovere che bisogna affrontare. L’atteggiamento nei confronti del padre e delle ragioni che hanno portato la famiglia al progressivo sgretolamento, si è fatto decisamente più critico.

Da alcuni mesi il padre ha espresso il desiderio che qualche volta la bambina si fermi a dormire da lui. D. non condivide questo desiderio e tende a far sì che la cosa venga rimandata. Anche su questo i Servizi non si sono ancora espressi, acuendo il senso di incertezza di tutti, compreso il padre, che talvolta minaccia azioni di protesta più incisive.

Con la mamma il rapporto è stato molto difficile, ma oggi è un po’ migliorato in quanto D. ha capito che la madre non è cattiva, come in famiglia le si era inculcato, e che tutto quello che di negativo ha fatto, anche nei suoi confronti, era causato dalla malattia. Talvolta D. chiede di poterla vedere, tuttavia in un anno i servizi non sono ancora riusciti,  anche a causa dei continui alti e bassi delle condizioni di salute della madre, a definire un piano regolare di visite.

L’unica certezza che al momento abbiamo è che la bambina oggi è con noi, che sta bene e che è serena.

Tutto il resto è nebbia.


 

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