HOME NEWS FORUM
Login
Nome utente:

Password:


Hai perso la password?

Registrati ora!
Menu Principale


Ti trovi in: Le nostre storie : Un affido intra-famigliare, la storia di D. e A.
Versione per stampante Inoltra ad un amico

PREMESSA

Io A. lei, Dn., ci incontrammo 25 anni fa, crescemmo insieme condividendo, amore a parte, le gioie ed i dolori che comporta avere un portatore di handicap nelle rispettive famiglie, io una sorella audiolesa e lei un fratello costretto su una sedia a rotelle. E con la consapevolezza forse maggiore di chi non vive queste esperienze, nell’89 decidemmo di mettere su famiglia nonostante i timori di incappare in qualche scherzo che la vita ogni tanto ti propina e con la cognizione comunque di chi quel film lo ha già visto. Nel 90 (cavolo! Neanche un po’ di respiro) nacque S. una bella bimba tutta suo padre e nel 2001, nel rispetto delle pari opportunità, arrivò R. un’altra bellissima bimba tutta sua madre.

LA VICENDA

A volte capita, si! A volte la cicogna sbaglia e si rende conto che i pacchi consegnati anni prima erano destinati ad altri ma…… Anche in queste circostanze! Dove le cose dovrebbero essere semplici e fluide come lo scorrere del fiume, il meccanismo s’inceppa, incespica e perde qualche tassello importante e allora…

Allora succede che quella cicogna cerca di correre ai ripari recuperando i pargoletti ormai grandi (V. 11 anni e Dv. 7 anni), e nell’attesa che l’ ufficio pacchi smarriti faccia chiarezza su quale è l’indirizzo corretto presso il quale lasciare quel gravoso fardello, staziona per qualche mese presso asili nido per bimbi dispersi (8 mesi).

Nel frattempo il Consiglio Degli Uomini Saggi si riunisce ad esaminare fatti e misfatti per decidere il da farsi, ed i fatti più o meno sono i seguenti: mamma audiolesa, cresciuta in istituto specializzato per tali handicap, depressa, proviene da una famiglia normale ma incapace di rispondere in maniera adeguata alle esigenze “diverse” di questa figlia problematica. Padre audioleso, assente, poco consapevole dei propri limiti. Entrambi incapaci con il loro handicap di rispondere in maniera adeguata alle esigenze crescenti dei due pargoli; eppure nella bolla di consegna tutto questo non era evidenziato, pensa tra sé la cicogna.

I due pargoli crescono in parte con i nonni materni, vengono quindi a mancare le figure principali che ogni bambino ha il sacrosanto diritto di avere: un padre ed una madre , ma… Se non altro questa incapacità genitoriale è indotta da problematiche accidentali e non dettata da scelte sbagliate.

I due ragazzini hanno seri problemi d’inserimento nella nostra magnifica società, poco propensi al dialogo perché non hanno mai dialogato, introverso, taciturno, e soggetto a crisi depressive l’uno, ed estroverso, iperattivo, perennemente inquieto, l’altro.

Bene, detto questo…. Anzi no! Questo non diciamolo, lasciamo che chi si offre volontario ci sbatta contro, magari non se ne accorge, e lo annotiamo come fatto marginale non registrabile agli atti. Analizziamo i possibili volontari affidatari: allora! I parenti di lui no non si sono neanche fatti avanti se non solo per qualche aiuto sporadico. E questi Dn. e A. chi sono!? Ah gli zii materni! Però! Sembrano una buona risorsa! Disponibili, buona famiglia, lavorano entrambi, tiè venduto. Rettificate immediatamente l’indirizzo e rispedite con posta celere i pacchi.

Durante questi 8 mesi ospitammo nei fine settimana i ragazzi, e ci domandammo, durante le nostri notti insonni, come sarebbe cambiata la nostra vita con l’allargamento della nostra famiglia. Siamo così arrivati alla conclusione che valeva la pena dedicarci a farlo.

LE CONCLUSIONI

L’anno e mezzo che è trascorso ci ha permesso di conoscere meglio i bambini, ma restano ancora molti lati oscuri, perché hanno molte difficoltà ad esprimere le loro emozioni, i loro stati d’animo, e loro stessi non hanno costruito una propria identità.

Durante i primi mesi il nostro approccio verso di loro è stato quello di procedere per tentativi, e molte volte siamo tornati sui nostri passi, per ricominciare in maniera diversa. In questa fase non siamo stati supportati in alcun modo dal punto di vista psicologico, e certamente non eravamo preparati ad una situazione che nel tempo s’è rivelata più grave di quanto sembrasse inizialmente.

Basti pensare agli episodi di autolesionismo, aggressività fisica, anche nei confronti di noi adulti, crisi di rabbia in cui distruggevano anche gli oggetti a cui tenevano di più, ecc.. La nostra più grande difficoltà a gestire tutto questo è stata quella di riuscire comunque a salvaguardare le nostre due bambine, e mantenere la serenità e l’equilibrio di sempre.

La nostra piccola R. aveva 2 anni quando sono arrivati i suoi cugini, e per lei sono certamente come suoi fratelli.  La grande, S., ne aveva 13, e per lei c’è stata qualche difficoltà in più, anche perché il sano egoismo adolescenziale porta a dire “chi ce lo fa fare?”. Noi stessi ci siamo interrogati sul “diritto” che avevamo di sottrarre molto tempo ed energie alle nostre figlie, a favore di una causa per la quale i progressi sono così lenti e faticosi da raggiungere. Ci siamo detti allora, e lo confermiamo oggi, che secondo noi è un’esperienza positiva anche per loro, che gli permetterà di affrontare meglio la vita, apprezzandone ogni piccola sfumatura, consapevoli che ogni passo avanti sarà fonte di sacrificio ed immensa soddisfazione, e impareranno a riconoscere con dignità i propri limiti cercando le giuste alleanze per poter comunque continuare.

Ci sono stati dei momenti in cui pensavamo di non farcela, quando il rifiuto (soprattutto di Dv.) verso di noi era manifestato in maniera continuativa e forte (tentativi di fuga, ripetizione continua di frasi del tipo “Dn. Non capisce niente”, “non vi voglio bene per niente”, “ era meglio che io ero morto”, “ se morite tutti io sono contento”, ed insulti di ogni tipo). Manifestazioni alle quali non riuscivamo a non far assistere anche  S. e soprattutto R., che ha cominciato a reagire in maniera violenta verso Dv., e ad imitarlo in molti dei suoi comportamenti e atteggiamenti.

Oggi possiamo dire che le cose vanno meglio. I bambini hanno fatto dei progressi enormi rispetto a quando sono arrivati. Ci sarebbero mille episodi da raccontare, ci piace ricordarne uno in particolare: quando V. e Dv. Sono arrivati da noi si sono molto stupiti che a casa nostra si ascoltasse molta musica. Per loro era strano che avessimo tanti CD e musicassette, e che ci fosse una radio in ogni stanza, ed invece una sola TV! La musica, che per loro era una novità, l’hanno apprezzata molto, e così abbiamo regalato anche a loro il radioregistratore per la loro cameretta.

Abbiamo una “nostra canzone del cuore”, che ascoltavamo nel periodo in cui hanno cominciato a venire da noi: Geordie di De Andrè. Ogni volta che venivano per il fine settimana ci chiedevano di ascoltarla e poi di nuovo e di nuovo ancora. Oggi la ascoltiamo più raramente, ma appena partono quelle note, come per magia tutti 4 i bimbi smettono qualunque attività stiano facendo, e ascoltando rapiti ed incantati chiedono… Di nuovo….. Di nuovo……. Certamente ci vorrà ancora molto tempo perché possano trovare il loro equilibrio, ma qualche risultato si comincia a vedere.

Avranno bisogno di un supporto psicologico, che finalmente pare possa essere attuato. Questo è un aspetto importante che noi inizialmente abbiamo sottovalutato, vista la nostra completa inesperienza in questo campo. Ci siamo illusi che bastasse dare finalmente ai bambini la possibilità di crescere in una famiglia serena,  dei punti di riferimento stabili, carezze ed amore per far, seppur lentamente, dimenticare loro le privazioni che hanno sopportato “prima”,  ed è un aspetto al quale i Servizi Sociali, con la loro esperienza, dovrebbero dare la priorità.

La scuola per entrambi i ragazzi è un grosso problema, essendo mancati gli stimoli, alle più elementari scoperte, in età infantile, dedicare la giusta attenzione necessaria all’apprendimento richiede oggi un grossissimo sacrificio da parte loro che non riescono nonostante gli sforzi a dare. Da parte degli insegnanti vi è sia una grossa comprensione, che  disponibilità, ma purtroppo manca quel sostegno in più da parte di personale altamente qualificato, e tutte le richieste fatte in tal senso spesso si scontrano con la scarsa disponibilità finanziaria dei budget scolastici nonché con l’inammissibile ipocrisia dei servizi di neuropsichiatria infantile che continuano a voler trattare i ragazzi con queste problematiche come ragazzi normali. Dv. ha comunque ottenuto il sostegno a scuola per 12 ore settimanali, una goccia nell’oceano, per V. pensiamo di richiederlo visto le grossissime lacune che vanno crescendo di pari passo con il proseguimento della scuola.

Nell’ultimo periodo per alleviare un po’ la fatica quotidiana ci è stato riconosciuto un sostegno diurno per Dv che trascorre tre pomeriggi alla settimana presso una comunità. Questo progetto, anche se è appena partito sembra alleggerire, sia noi ma soprattutto Dv., permettendoci così momenti di ricarica che servono per affrontare le situazioni più critiche con più tranquillità.  I nostri rapporti con i genitori di Dv. E V. non sono mai stati conflittuali, e pur essendo sorella e cognato di A. non vi è neppure mai stato un forte legame per via delle grandi problematiche caratteriali della sorella. Vi è sicuramente in loro la consapevolezza di non poter far fronte ai propri figli.

Sia i genitori che i ragazzi non chiedono mai gli uni degli altri. Gli incontri sono organizzati una volta al mese in funzione della nostra e loro disponibilità e non avvengono più in luogo neutro come all’inizio. Le nostre aspettative sono quelle di riuscire a rendere Dv. E V. adulti autonomi che riescano, nonostante la loro trascorsa storia, a crearsi una vita dignitosa, normale e felice, e che sappiano dare ai loro eventuali figli quello che gli è stato negato. Questa oltre ad essere la nostra più grande speranza è anche la grande incognita che normalmente aleggia nei nostri pensieri anche per le nostre figlie S. e R., ma in maniera comunque diversa, forse più leggera, consapevoli della conoscenza che noi abbiamo delle nostre figlie, e che i messaggi che quotidianamente da sempre inviamo loro sono comunque assimilati.

Beh! Cara la mia cicogna il pacco lo hai riconsegnato, ma l’indirizzo sarà poi effettivamente quello giusto? “IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO”.


 

[ Ritorna alla sezione | Ritorna all'indice principale ]



Cerca
Calendar
Mese scorsoSet 2010Mese prossimo
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30
Oggi
Who's Online
5 utente(i) online (2 utente(i) in WF-Section)

Iscritti: 0
Utenti anonimi: 5

Altro...


Copyright © 2005 |  Powered by Strategie Digitali s.r.l.- based on XOOPS  Privacy Policy