| Ti trovi in: Le nostre storie : M. e E. raccontano la loro storia |
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Siamo sposati da 31 anni e abbiamo due figli naturali: D ha 30 anni e I. 27. Si tratta di un affidamento giudiziale fino al termine delle scuole elementari. La storia è nata nel gennaio del 1996 quando la madre naturale dei bimbi era incinta e allo scadere della gravidanza aveva bisogno che qualcuno le tenesse , per il tempo necessario , un figlio di 16 mesi , Nicola . Noi ci offrimmo e per tutto il periodo che fu ricoverata in ospedale Nicola rimase a casa. Il parto avvenne di sette mesi così i neonati furono tenuti per quasi un mese in ospedale, periodo in cui noi andavamo regolarmente a trovarli, ma i genitori molto poco. Quando i bambini furono ritenuti idonei li dettero alla mamma . Subito a casa loro si presentarono dei problemi, lei era un po’ depressa, il convivente stanco dal lavoro non riposava perché , a detta loro, i bambini piangevano troppo, chiesero se potevamo dare loro una mano. Noi ci offrimmo di andare a casa loro per dare da mangiare ai bimbi, cambiarli e tenerli a bada , ma dopo qualche settimana ci dissero se eravamo disposti a tenere i bambini a casa nostra soprattutto la notte così loro avrebbero potuto riposare. Tutto questo quando i bambini avevano circa due mesi. Un giorno di febbraio, molto freddo, la manna naturale venne a prenderli per portarli fuori a passeggio, li portò in giro per tutta la mattina e quando li riportò a casa i bambini tremavano dal freddo, il giorno dopo furono entrambi ricoverati al Regina Margherita con la polmonite. Alex fu intubato ed era in fin di vita, da notare che Efisia fu autorizzata dai genitori ad entrare nel reparto di rianimazione dove si trovava Alex e per due settimana di seguito giorno dopo giorno il bambino dava segni di vita solo quando lo toccava mia moglie. Gigi, invece, era stato sistemato in una tenda ad ossigeno per insufficienza respiratoria. I genitori naturali furono latitanti in tutta la situazione , da notare che quando si presentavano in ospedale era solo per criticare i servizi ospedalieri e tutto e tutti. I bambini venivano accuditi in tutto, nutrirli, cambiarli e assisterli, sempre da me e da mia moglie. Vista questa situazione i Servizi Sociali si interessarono del caso e ci chiesero se eravamo disposti a tenere a casa nostra i bambini. All’inizio fummo un po’ persi alla sprovvista ma senza indugio accettammo . Così si dispose per un affidamento consensuale che i genitori naturali accettarono subito. Per più di tre mesi dopo l’affido i genitori si disinteressarono quasi totalmente dei bimbi, ma prima dello scadere dell’anno i genitori fecero pressione che rivolevano i figli. Da notare che nel periodo estivo nelle feste di Natale e nelle feste di Pasqua i bambini venivano portati in ferie in Sardegna per mesi e mesi, i genitori naturali erano contenti. Si fecero delle prove con educatori e genitori naturali , visite dallo psicologo , tutti in generale si rendevano conto che non vi erano delle solide basi per il rientro dei bimbi, ma una nuova assistente sociale che prese in mano il caso era favorevole al rientro e cos,ì qualche mese dopo lo scadere dell’anno, furono ridati ai genitori naturali. Dopo due giorni e due notti trascorsi a casa loro i genitori naturali ci riportano i bambini dicendo le stesse cose che avevano detto un anno prima e cioè che non riuscivano a dormire e che lei , la madre , non riusciva ad accudirli. Dopo l’assicurazione “domani li prendo”, “domani li prendo”, “domani li prendo”, passò quasi un anno e i bambini erano sempre a casa con noi . Noi non parlammo della cosa ai servizi perché eravamo preoccupati in quanto qualcuno ci disse che se avessimo parlato i bambini li avrebbero messi in un istituto e li avrebbero dati in adozione. Comunque, decisi a sanare questa situazione anomala, decidemmo di parlare con i genitori e con i servizi dicendo loro che i bambini li avremmo tenuti solo se fosse stato attivato un progetto di affidamento . A quel punto i servizi fecero la relazione e venne emesso un provvedimento di affidamento giudiziale fino al termine delle scuole elementari. Dopo sei anni di totale disinteresse dei genitori, nel frattempo il papà dei bimbi è morto , la madre rivuole i bambini perché ormai sono grandi e devono rientrare a casa. Ma in realtà è mossa solo da interessi economici. I bambini non dimostrano affetto nei suoi confronti ma accettano la sua presenza perché educati a riconoscere il lei la madre naturale e quindi mostrarle rispetto, nutrono però un certo interesse per il loro fratello Nicola, per questo motivo nell’estate 2004 lo abbiamo portato con noi in Sardegna per tre mesi con il consenso della madre e l’autorizzazione dei servizi. Allo stato attuale i bambini vanno a casa della madre due domeniche al mese. |
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